passaparola Cronache dalla Provincia
venerdì, 20 novembre 2009

L'intervento del procuratore Raffaele Marino ad Ercolano

Audio pubblicato da vincenzoiurillo

Audio pubblicato da vincenzoiurillo
postato da vincenzoiurillo alle ore 22:54 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


venerdì, 20 novembre 2009

L'INTERVENTO DI RAFFAELE MARINO, PROCURATORE AGGIUNTO DI TORRE ANNUNZIATA, AL DIBATTITO SU LEGALITA' E CAMORRA

Stasera ho moderato un dibattito sul libro di Rosaria Capacchione, 'L'Oro della Camorra'. Bello il titolo: 'Voci autorevoli contro le mafie'. Si è svolto a Ercolano, al Museo Archeologico Virtuale, grazie all'ottima e ospitale organizzazione dell'amministrazione comunale guidata da Nino Daniele. Vi regalo, qui in alto, l'interessante intervento di Raffaele Marino, procuratore aggiunto di Torre Annunziata, già pm della Dda di Napoli, profondo conoscitore della camorra e dei suoi meccanismi perversi. Marino ha parlato chiaro e senza peli sulla lingua su molti temi: sul tentativo di riformare la legge sul riutilizzo dei beni confiscati - sul quale ha una posizione controcorrente e incisiva - sullo scudo fiscale - definito 'riciclaggio di stato' - e sull'impunità che i politici stanno tentando di conquistarsi a suon di leggi ad hoc. Vi invito ad ascoltarlo con attenzione.
postato da vincenzoiurillo alle ore 22:46 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: marino, capacchione


domenica, 15 novembre 2009

Oggi sono generoso

E' domenica e vi regalo Il Fatto Quotidiano di oggi. Ma non abituatevi, e da martedì tornate in edicola a comprarlo.ilfatto20091115
postato da vincenzoiurillo alle ore 14:52 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: fatto


martedì, 10 novembre 2009

IL TESTO INTEGRALE DELL'ORDINANZA DEL GIP CHE DISPONE L'ARRESTO DI NICOLA COSENTINO

Ecco il testo integrale del provvedimento firmato dal Gip Raffaele Piccirillo, sul quale si pronuncerà la Camera dei Deputati. Il sottosegretario all'Economia rischia l'arresto.cosentino-ordinanza
postato da vincenzoiurillo alle ore 22:42 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


venerdì, 23 ottobre 2009

LE BUGIE DI MASTELLA SULLA TELEFONATA RICEVUTA DA 'IL FATTO QUOTIDIANO'

Ascoltate Mastella. Poi ascoltate il file del post precedente a questo. Poi traete le vostre conclusioni.
postato da vincenzoiurillo alle ore 20:58 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: mastella


venerdì, 23 ottobre 2009

SENTI CHI MENTE A IL FATTO

Copiate e incollate questo link sul browser. Ma prima sentite il file audio sopra.



http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2363375&yy=2009&mm=10&dd=23&title=mastella_senti_chi_mente_a_il
postato da vincenzoiurillo alle ore 20:50 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: mastella


giovedì, 03 settembre 2009

Bassolino sindaco di Napoli? No grazie

Pubblicato su www.antefatto.it, il blog che anticipa l'uscita de IL FATTO QUOTIDIANO



“E’ un valore aggiunto, anzi, ‘il’ valore aggiunto” dice l’europarlamentare Pd ed ex assessore regionale all’Agricoltura, Andrea Cozzolino. “E’ uno degli uomini politici di maggiore spessore in Campania” afferma il vice sindaco di Napoli, Tino Santangelo. “Fra due anni potrebbe levarsi un appello in suo favore, del tipo salvaci tu”, ipotizza l’ex segretario napoletano dei Ds, Diego Belliazzi. Chi è il fuoriclasse che, secondo Cozzolino, Santangelo e Belliazzi, avrebbe le carte in regola per candidarsi alla guida del Comune di Napoli per il dopo Iervolino e salvare il Pd e il centrosinistra partenopeo dal baratro? La risposta è Antonio Bassolino. Chi? Antonio Bassolino. Per caso è un omonimo del rinviato a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato per il disastro spazzatura, la più grave catastrofe sanitaria dai tempi del colera? E’ un omonimo del governatore della Campania che ha gestito circa 13 miliardi di fondi europei, risorse che hanno prodotto un indice di occupazione locale inferiore a quello del 1994? E’ un omonimo del commissario straordinario dell’emergenza rifiuti condannato in primo grado dalla Corte dei conti a risarcire tre milioni e 300mila euro per gli sprechi del carrozzone ‘Pan’? E’ un omonimo del governatore che promise a Veltroni che si sarebbe fatto da parte una volta usciti dalla fase acuta della crisi-monnezza?

No, non è un omonimo. E’ proprio lui. Ha 63 anni, è stato dirigente del Pci, ministro del Lavoro con D’Alema, due volte sindaco di Napoli dal 1993 al 2000 e due volte presidente della Campania dal 2000 ad oggi. Il mandato di Palazzo Santa Lucia scadrà nella primavera del 2010, ma non pare intenzionato a ritirarsi a vita privata. E per blindarsi in Regione ha trascorso gli ultimi mesi a nominare in giunta, nella sanità e in ruoli chiave di palazzo numerosi fedelissimi napoletani – e solo napoletani – a lui vicini dal 1993. L’anno in cui avvenne un cambiamento nella Napoli della Banda dei Quattro, stritolata dalla voracità tangentista dei boss della Prima Repubblica. Grazie a Bassolino in fascia tricolore, infatti, prese il via una stagione bella e breve, forse sopravvalutata, ma che ha avuto il merito di recuperare l’orgoglio di appartenere alla città del Vesuvio, un orgoglio smarrito negli anni successivi, seppellito sotto montagne di sacchetti neri.

Con la recente mitragliata di incarichi Bassolino ha recuperato affianco a sé alcuni dei protagonisti del ‘Rinascimento Napoletano’. Si è così arroccato nel passato per assicurarsi un futuro. Obiettivi a breve termine: finire il mandato in scioltezza e far decollare la sua fondazione, Sudd, con la quale dialogare coi governatori del mezzogiorno e con D’Alema. Poi, chissà. Nel frattempo, ha costretto al silenzio gli antibassoliniani. Il cui campione, Luigi Nicolais, è stato bastonato a sangue alle elezioni provinciali di Napoli dal pidiellino Luigi Cesaro. Nelle stesse ore in cui il bassoliniano doc Andrea Cozzolino veniva eletto trionfalmente a Strasburgo. “Alle politiche 2008 e alle recenti provinciali è stata sconfitta un’idea del ruolo del Pd, quella per cui più si stava lontani da Bassolino meglio era – commenta il neo assessore regionale Gianfranco Nappi, più bassoliniano di Bassolino – una linea nazionale che è stata interpretata da Veltroni e Nicolais, persone che stimo molto, ma è pur vero però che è successo quel che è successo….”. Insomma, se fino a ieri Bassolino era indicato come la malattia del Pd, oggi qualcuno lo vorrebbe prescrivere come medicina.

Il pezzo di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, che ha rilanciato i boatos sul ritorno di Bassolino a Palazzo San Giacomo, ha dato il via a un dibattito sulla stampa locale a tratti surreale, dove la memoria di quel che è accaduto annega in un mare di chiacchiere. Si comprende comunque che la nuova forza del Governatore deriva dall’impressionante carenza di autorevolezza dei suoi rivali interni, in un partito inchiodato in eterno allo scontro tra pro e contro Bassolino. E proviene anche dalla collezione di sconfitte dei democrat campani. Che in un solo colpo hanno perso le province di Napoli, Salerno e Avellino. Ma nel solo capoluogo partenopeo, ultimo baluardo bassoliniano, il Pd ha tenuto e si è mantenuto a una breve incollatura dal Pdl. E Bassolino ogni tanto ricorda di aver sempre condotto il centrosinistra alla vittoria. Ma forse ha ragione il sindaco di Ercolano Nino Daniele: “Se si candidasse ancora, sarebbe la dimostrazione che nel corso del suo lungo ciclo non ha costruito una nuova classe dirigente”.

Bassolino è ancora un leader. Però impera tra le macerie di una città e di una regione in crisi, piene di politici deboli e inconcludenti, nel centrosinistra come nel centrodestra. In un paese normale, dove si viene giudicati per i risultati, sarebbe stato costretto da tempo a fare un passo indietro.
postato da vincenzoiurillo alle ore 18:17 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: daniele, bassolino, santangelo, pd , nicolais, cozzolino, cesaro, belliazzi


giovedì, 27 agosto 2009

C'ERA UNA VOLTA IL FUENTI, L'ECOMOSTRO CATTIVO

Pubblicato su www.antefatto.it, il blog che anticipa l'uscita de 'Il Fatto Quotidiano'



Lo stabilimento balneare è stato inaugurato a luglio e per ora è raggiungibile solo via mare. Si chiama ‘Spiaggia del Fuenti’ ed è gestito dalla famiglia Mazzitelli, proprietaria di quel che fu l’Hotel Amalfitana. Più famoso come Mostro del Fuenti, il simbolo di tutte le devastazioni della costa campana e italiana, raso al suolo nel 1999 dopo un contenzioso trentennale.

Lo stabilimento balneare è il primo passo di un progetto di riqualificazione della costa di Vietri sul Mare, compromessa dall’abbattimento dell’ecomostro, che lasciò in eredità un brullo cratere più brutto persino dell’albergone distrutto. Ricordate? L’hotel di sei piani, 34mila metri cubi di cemento, ultimato nel 1971 e presto chiuso per una storia di licenze concesse e poi stracciate, per decenni al centro del mirino di una dura campagna degli ambientalisti. Conclusa d’imperio dal ministro verde dell’Ambiente Edo Ronchi, che ne decretò e ottenne la demolizione. Riuscendo lì dove per l’ecomostro dell’Alimuri di Meta, finora, si è fallito.

Eppure le due vicende hanno diversi punti in comune. Anzitutto, entrambi gli ecomostri non erano abusivi nel senso classico della parola. Lo sono diventati ‘dopo’. Nacquero, infatti, con regolari licenze edilizie. Poi annullate. Una follia, direte, concedere i permessi per edificare nel ventre dei costoni. Ma così fu. All’Amalfitana-Fuenti la licenza venne rilasciata nel 1968. Per l’albergo dell’Alimuri, cinque piani di cemento nel tratto di litorale tra Meta e Vico Equense, l’autorizzazione risale al 1962. Sono gli anni del saccheggio delle coste. Poi emergeranno le magagne. La licenza dell’Amalfitana-Fuenti viene revocata per sempre dal Consiglio di Stato del 1981 e inutilmente la giunta regionale guidata dal Dc Antonio Fantini concede nel 1990 il condono, invalidato da Soprintendenza e Ministero. La famiglia Mazzitelli si arrende nel 1998, quando il Consiglio di Stato conferma una sentenza del Tar e rigetta l’ultima domanda di condono. Mentre la licenza dell’Alimuri viene revocata dalla Regione nel 1975 perché in contrasto con il Programma di Fabbricazione. Ma il Tar Campania nel 1979 ed il Consiglio di Stato nel 1982 annullano gli atti adottati dalla Regione. Nel 1986 i lavori sono definitivamente bloccati dal Comune di Vico Equense perché si rendono necessari lavori di consolidamento del costone roccioso retrostante: piovono massi sui solai, uno buca un paio di piani.

Le analogie finiscono qui. Il Fuenti, infatti, era un albergo ultimato e operativo: ha vissuto tre anni, dal 1977 al 1980, poi la Protezione Civile lo ha utilizzato per ospitare i terremotati, fino alla definitiva chiusura del 1984. L’Alimuri è rimasto incompiuto: è solo uno scheletro di cemento armato, corroso dal mare e dalle intemperie.

La differenza più evidente, ovviamente, è che il Fuenti è stato abbattuto. Mentre il rudere dell’Alimuri resiste da 42 anni. Inoltre, il Fuenti è stato tirato giù a spese dei proprietari. Invece, secondo il protocollo promosso il 19 luglio 2007 dal ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli e finora inattuato, per demolire lo scempio dell’Alimuri e rimettere in sicurezza il costone, lo Stato e la Regione dovrebbero versare una consistente quota, superiore a quella dei privati. E nell’accordo si concede ai titolari la possibilità di realizzare un albergo di uguale cubatura in un’altra zona di Vico Equense.

In Campania, infatti, esistono i mostri ‘cattivi’ e i mostri ‘buoni’. Il Fuenti era senz’altro ricompreso tra i cattivi. Ed è stato incenerito senza tanti riguardi. L’Alimuri invece è un mostro buono, e se proprio bisogna ucciderlo, va fatto con dolcezza per poi farlo risorgere altrove. “Due pesi e due misure, dunque – scrisse nel 2007 Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno, giornale che sulla questione ha condotto una lunga campagna stampa – perché? C’entra qualcosa il fatto che il mostro di Alimuri sia di proprietà di Anna Normale, giovane imprenditrice e moglie dell’assessore regionale (all’epoca, oggi è europarlamentare, nda) Andrea Cozzolino”?

Risposte convincenti non ce ne sono e in assenza di queste, sottolineamo che la parentela non c’entra niente. Però ci chiediamo: come è andata a finire col Fuenti? Cosa è stato permesso ai Mazzitelli in cambio della demolizione dell’ecomostro amalfitano, compiuta a loro spese? Una lunga e laboriosa conferenza dei servizi con le istituzioni pubbliche e le associazioni ambientaliste si è conclusa nel marzo 2004 con un progetto di rinaturalizzazione e restauro paesaggistico dell’area – chiamato ‘Parco del Fuenti’ – dal costo superiore ai 22 milioni di euro, che non concede molto al cemento e alla speculazione. Si prevede uno stabilimento balneare (pronto), dei vigneti, un giardino mediterraneo che dalla roccia arrivi fino alla spiaggia, innesti di ginestre, ulivo, corbezzolo e lentisco, ovvero la stessa vegetazione divelta quando il promontorio venne sbancato. Mentre dentro il basamento dell’albergo, salvato dalla demolizione, si vorrebbero allestire il ristorante e il centro fitness. E anche se i lavori procedono molto lentamente, l’accordo ha strappato parole lusinghiere al presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo: “Se una volta per forza di cose eravamo contrapposti alla proprietà, ora siamo al loro fianco in piena sintonia, condividendo il progetto del Parco del Fuenti. Un percorso fatto insieme, grazie anche alla lungimiranza di imprenditori che hanno saputo con coraggio investire e realizzare un progetto ecocompatibile”.
postato da vincenzoiurillo alle ore 09:52 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: bassolino, ecomostri, cozzolino, mazzitelli


venerdì, 14 agosto 2009

Provincia, la prima delibera di Cesaro: "Più portaborse per tutti"

Pubblicato su www.antefatto.it, il blog che anticipa l'uscita de "Il Fatto Quotidiano"


Se pensava che ad agosto se la sarebbe cavata nella disattenzione generale del Palazzo che si svuota per le vacanze, il pidiellino Luigi Cesaro ha sbagliato i suoi calcoli. Il neo presidente della Provincia di Napoli e la sua giunta hanno emanato una delibera, la prima dall’insediamento, che non è passata inosservata. Avrebbero potuto battezzarla, mutuando con ironia uno slogan berlusconiano, “più portaborse per tutti”.

E non solo. Trattasi di una manovrina finanziaria con la quale l’esecutivo provinciale guidato dall’avvocato-deputato di Sant’Antimo - noto per essere il generoso fornitore di mozzarelle di Silvio Berlusconi - ha disposto una variazione della relazione previsionale triennale 2009-11 per 343mila euro, e una variazione del bilancio di previsione 2009 per 287mila euro. Fondi che andranno a rimpinguare il capitolo per le assunzioni di “collaboratori esterni per gli uffici alle dirette dipendenze degli organi politici”, ovvero gli staffisti del presidente e dei dodici assessori, nonché per “la nomina di dirigenti con contratto a tempo determinato” e per “l’attivazione del comando di personale di qualifica dirigenziale”.

In pratica, il tesoretto servirà a finanziare un’infornata di gente da scegliere e imbarcare tramite decreti, senza selezione e senza concorso. Una cuccagna, che tornerà utile per soddisfare qualche grande elettore di Cesaro e della sua composita coalizione di ben 14 liste, Udc compresa. E dire che pochi mesi prima del voto, la giunta di centrosinistra presieduta dal verde bassoliniano Dino Di Palma, che pure non ha brillato per morigeratezza, aveva deciso di sforbiciare un po’. Lasciando risorse per un solo staffista per assessore, aumentabili a due in caso di contratti part-time. Ora la delibera del centrodestra, approvata “in via d’urgenza e salvo ratifica consiliare”, ha ripristinato il vecchio schema: due staffisti full-time per assessore, che possono diventare tre (o quattro) frazionando un contratto a tempo pieno in due contratti part time, e sei staffisti per il presidente.

Dice il capogruppo del Pd, Pino Capasso, che nella precedente giunta è stato assessore al Personale, finito spesso nel mirino dei sindacati: “Più che una rivoluzione quella di Cesaro sembra una restaurazione. Prima ancora di presentare le linee programmatiche e spiegare ai cittadini della Provincia di Napoli il suo progetto di governo, il nuovo corso tanto sbandierato dal centrodestra si sostanzia nella più antica e inveterata pratica della politica: aumentare il personale di staff presso le segreterie politiche, e comandare da altri Enti dirigenti amici, a discapito delle professionalità interne alla Provincia". “Se il buon giorno si vede dal mattino – conclude Capasso - sembra che il centrodestra abbia intenzione di mutuare tutti i difetti che sono stati per anni addebitati al centrosinistra, con buona pace degli elettori che si aspettavano un reale cambiamento”.
postato da vincenzoiurillo alle ore 17:06 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: capasso, di palma, cesaro


Chi sono

Utente: vincenzoiurillo
Nome: Vincenzo Iurillo
Ho 38 anni e sono giornalista professionista da 6 anni. Quotidiano preferito: Repubblica Settimanale preferito: l'Espresso Programma d'informazione preferito: Report, Annozero Giornalisti preferiti: Gianni Clerici, Marco Travaglio, Gianni Barbacetto, Giuseppe D'Avanzo, Peter Gomez, Lirio Abbate. Direttore preferito: Antonio Padellaro


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Links

Partecipano

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte